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MCL 301 (1924, 1 unità). Si tratta di un esemplare unico, realizzato nel 1924, agli albori della trazione diesel applicata alla ferrovia. Prodotto dalla Fiat con parte elettrica del TIBB, era destinato alle MCL, le Mediterranee Calabro Lucane (oggi Ferrovie della Calabria), e in particolare alla lunga e tortuosa trasversale Cosenza-Catanzaro. Prima di arrivare in Calabria, venne testato sulle Ferrovie Elettriche Biellesi, che naturalmente ne condividevano lo scartamento ridotto italiano da 950 mm. La locomotiva, rimasta in uso fino al 1948, era di tipo diesel-elettrico, cioè il motore diesel azionava un generatore, in grado di alimentare quattro normali motori elettrici che agivano sui rispettivi assi. La colorazione d'origine è incerta: la più probabile dovrebbe essere il nero con ruote rosse, in comune con la livrea standard delle locomotive a vapore (e le elettriche trifasi del tempo), tuttavia l'autore ha ritenuto di proporre una versione in verde con telaio nero. |

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206 "Sogliola" (1931-32, 10 unità). Con il soprannome di sogliola, derivato inequivocabilmente dal profilo molto sottile delle cabina, sono comunemente identificate numerose decine di automotori dei gruppi 206, 207 e 208, destinati alle manovre leggere nei piccoli impianti. In particolare, nel gruppo 206 erano classificati i primi 10 esemplari, costruiti dalle Officine di Costamasnaga (Lecco) nel 1931-32 su licenza della ditta tedesca Breuer e appartenenti al "Tipo IV B". Inizialmente il motore era a benzina, sostituito poi da un motore diesel nel 1955. Ai 206 fecero seguito i 71 esemplari del gruppo 207 (costruiti negli stessi anni dalla Antonio Badoni di Lecco e sempre del tipo IV B) e poi i 60 esemplari del gruppo 208 (sempre della Badoni, ma del tipo IV N, costruiti nel 1937-52). I tre gruppi erano esteticamente pressoché identici, anche se i 208 nacquero direttamente in versione diesel. Restarono in servizio fino ai primi anni '80, insieme ai due ulteriori gruppi 210 e 211 (24 e 55 unità, realizzate entro il 1949, tutte dalla Badoni), simili come impostazione ma con la cabina più lunga e pertanto solitamente indicati come soglioloni. |

| 213.908 (ex Kö) (1933-36, 17 unità FS). Molti automotori tedeschi degli anni '30 appartengono alla famiglia dei Kö, acronimo che sta per Kleinlokomotive Öl, piccola locomotiva a nafta, ovvero con motore Diesel (spesso è più nota la sigla Köf, che precisa la trasmissione idraulica, Flüssigkeitsgetriebe). Diciassette unità di Kö di varia provenienza confluirono nelle FS al termine della guerra, ricevendo la classificazione 213.901-917, e sopravvissero fino alla prima metà degli anni '80, utilizzati per manovre leggere. In particolare il 908 qui mostrato era il Kö 4501, costruito da Henschel nel 1934, una delle unità che, dopo la livrea tedesca nera, assunse quella tradizionale italiana in castano e Isabella. Altri 213 vennero invece dipinti in grigio delta e per tutti si adottò poi il verde vagone tipico dei mezzi da manovra. |

| Nuovo! Ne.700 (1941, 4 unità). Nel 1948 le FS acquisirono quattro locomotive di provenienza inglese, arrivate in Italia durante la guerra, per conto del War-department britannico. Appartenevano al tipo costruttivo D3/7 della LMSR (London Midland and Scottish Railway) ed erano locomotive diesel-elettriche a tre assi accoppiati, con velocità massima di 30 km/h. Vennero quasi subito assegnate al deposito di Savona, dove rimasero praticamente per tutta la loro carriera italiana, fino alla seconda metà degli anni '70: questo le ha rese un soggetto frequente nelle immagini di locomotive trifase, soprattutto a San Giuseppe di Cairo. In Italia ricevettero la classica colorazione castano e Isabella, ed è in tale aspetto che ne vediamo il primo disegno. |

| Nuovo! Ne.700 (1941, 4 unità). L'autore ha realizzato anche la successiva versione verde, tipica dei mezzi da manovra dagli anni '60 in poi. Delle quattro unità, ne esistono ancora due: la 001, arrivata al Museo Ferroviario Piemontese dopo esser passata da un'impresa di costruzioni ferroviarie, e la 003, finita sulla LFI di Arezzo (dove ricevette la livrea nera dei mezzi di trazione di quella società). |

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Nuovo! Ne.120 "Truman" (1941-44, 49 unità). Le Ne.120 erano locomotive diesel elettriche (Ne sta proprio per Nafta [a trasmissione] elettrica), costruite negli Stati Uniti dalle Whitcomb Locomotive Works e arrivate in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Soprannominate Truman, dal nome del presidente americano, vennero acquisite dalle FS in 49 esemplari, sul totale di 112 costruiti. Dopo una prima classificazione come Ne.1200, dove il 1200 riprendeva il numero originale del War Department statunitense, diventarono Ne.120 nel 1953, ricevendo contemporaneamente la classica colorazione castano e Isabella (in origine erano giallo sabbia, e poi rosso prugna con una fascia gialla). Furono utilizzate con successo per molti anni per il servizio di manovra pesante. Tra il 1966 e il 1974 furono rimodernate e rimotorizzate, acquisirono la livrea standard dei mezzi di manovra, in verde vagone con bande gialle, e andarono a costituire il nuovo gruppo D.143, che continuò il servizio di manovra per altri quattro decenni, fino al 2014. Ad oggi ne sono conservate quattro unità. |

| D.236.002 (1942, 3 unità). Le V36 sono state un celebre gruppo di locomotive diesel da manovra della seconda metà degli anni '30. Tre unità, arrivate in Italia durante la guerra, rimasero alle FS, che applicarono la normale colorazione castano e Isabella. Erano macchine a tre assi, con trasmissione idraulica Voith e azionamento a biella mediante un asse cieco. La 001 venne radiata già nel 1964, le altre due arrivarono fino al 1971, assegnate al deposito di Savona. |

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D.236.003 (1942, 3 unità). La sola unità 002 negli anni '60 venne ridipinta nel verde vagone che nel frattempo era stato introdotto per le locomotive da manovra. Varie altre unità di V36 arrivarono in Italia, utilizzate soprattutto per treni cantiere; vanno inoltre citate le due LD 61-62 della Ferrovia della Valle Seriana, poi cedute alla Ferrovia Suzzara-Ferrara (foto a Sermide), e infine l'esemplare ex Italcementi di Borgo San Dalmazzo, conservato al Museo Ferroviario di Savigliano. |

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ABL 4640 (1952). E' un automotore costruito nel 1952 dalla Antonio Badoni di Lecco (da cui la sigla ABL), secondo il Tipo IV NLR. In forza all'Areonautica Militare fino ai primi anni '90, è stato poi restaurato dal Museo Nazionale dei Trasporti di La Spezia. Un esemplare simile, classificato 209.002, in origine appartenente alle OM di Brescia, era stato restaurato dalla Ferrovia del Basso Sebino (foto nel 2015) ed è stato successivamente ceduto alla Società Veneta Ferrovie di Primolano (VI). |

| 150 (poi 215) (15 unità, 1954-1956). I due automotori Badoni 150.001 e 002 vennero realizzati nel 1954 secondo il Tipo VII BXD. Ad essi fecero seguito altre 13 unità, alla cui realizzazione si accompagnò il cambio di classificazione del gruppo da 150 a 215. Lo 006 è conservato a Pietrarsa. |
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