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Quadri di Francesco Dall'Armi

Merci in transito.  Le locomotive del Gruppo 421 erano 48 macchine di costruzione prussiana (ex gruppo G7), pervenute in Italia nel 1919 in conto danni di guerra. Le ferrovie prussiane ne avevano costruite oltre 2600 unità nell'arco di oltre vent'anni (la prima era del 1892): da ciò si può capire l'affidabilità del progetto. Si trattava di macchine di rodiggio D, cioè a 4 assi motori accoppiati, adatte ai treni merci, che presso le Ferrovie dello Stato rimasero in servizio sino all'inizio della seconda guerra mondiale. Nel 1920 erano assegnate al deposito di Milano Lambrate, ed è quindi logico immaginarne una a Melzo, lungo la linea per Venezia. L'unità 013 (in origine Magdeburg 4455) appartiene alla serie ex G7.1 a vapore saturo, ma il Gruppo includeva anche macchine ex G7.2 che sfruttavano la tecnica, allora nuova, del vapore surriscaldato.
Quadri di Francesco Dall'Armi - Merci in transito.

 

STANIER 8F.  Nella storia delle locomotive a vapore, le britanniche 8F sono considerate le migliori macchine da merci del Regno Unito, e sicuramente tra le migliori al mondo. Secondo l'uso anglosassone, prendono il nome dal progettista, Sir William Arthur Stanier (1876-1965), mentre il n. 8 indica il gruppo di potenza e la lettera F sta per merci. Ne sono state costruite oltre 900 tra il 1935 e il 1945, e almeno 200 di esse, in carico al War Department, nel 1941 furono inviate via nave nei paesi del mediterraneo orientale, per i trasporti militari legati al conflitto in corso. Si trattava principalmente di macchine funzionanti a olio combustibile, un prodotto di facile reperibilità nell'area interessata. Quindici di esse arrivarono in Italia nel 1944, provenienti dall'Egitto, al fine di affiancare le truppe inglesi nell'avanzata verso Nord lungo il versante adriatico della penisola.

Finita la guerra rimasero in Italia, immatricolate nel gruppo FS 737, e prestarono servizio ancora per una decina d'anni, sempre lungo la dorsale adriatica. Nonostante fossero macchine da merci pesanti, potevano raggiungere gli 80 km/h e per tale ragione vennero impiegate anche per servizi viaggiatori. Anche se molto apprezzate dai ferrovieri italiani, vennero tutte demolite nel 1956, una scelta che appare piuttosto inspiegabile, trattandosi di macchine che non avevano ancora compiuto vent'anni. Nel Regno Unito ne troviamo tuttora alcune in servizio sulle ferrovie turistiche, alcune altre sono sopravvissute in Turchia e una persino in Iraq.

Il dipinto ritrae la FS 737.009 (Vulcan Foundry, 1936), ex LMS 8032, ex WD 70.585, mentre, passata la bufera bellica, transita sotto il pittoresco borgo di Gradara, nelle Marche, al traino di un treno viaggiatori con in composizione una nuovissima (all'epoca) vettura "Corbellini". La linea Bologna-Ancona era stata elettrificata già nel 1939, ma data la penuria di locomotive in grado di marciare, nel dopoguerra le ferrovie cercavano di garantire il servizio utilizzando senza distinzione i pochi mezzi disponibili. Non ci risultano immagini delle 737 in servizio in Italia, nemmeno in bianco e nero: a settant'anni di distanza, una 737 si svela dunque in questo quadro, addirittura a colori, accostando in modo inconsueto la forma inglese della macchina alla livrea prettamente italiana delle carrozze.

Quadri di Francesco Dall'Armi - STANIER 8F.

 

DEAN GOODS.  Nonostante l’industria pesante britannica lavorasse a pieno ritmo per sostenere l’impegno militare nel secondo conflitto mondiale, lo sforzo produttivo non era sufficiente a soddisfare la domanda di locomotive robuste e affidabili da inviare al seguito dell’esercito operante nei territori d’oltremanica. Per tale ragione, al fine di supportare le esigenze logistiche delle truppe alleate in Italia, il War Department fece affidamento anche su 6 locomotive ottocentesche, già in servizio sulla Great Western Railway ma ormai prossime all’accantonamento. Appartenevano alla Classe 2301, in origine costituita da 260 unità, denominate “Dean Goods” dal nome del progettista William Dean (1840-1905): erano di tipica concezione British, con 3 assi accoppiati e cilindri interni al telaio.

Alcune di esse erano già state impiegate in Francia, durante la Prima Guerra Mondiale. Nonostante l’età, comunque, furono giudicate adatte per affrontare la campagna militare italiana, e pertanto sbarcate sulla costa adriatica nel 1944, dove rimasero anche a guerra finita: confluite nel gruppo FS 293, prestarono servizio sino all’inizio degli anni ’50. La 293.005, ex GWR 2478 ex WD 70.172, è ritratta alla testa di un lungo merci diretto a Sud, lungo la costa abruzzese.

Quadri di Francesco Dall'Armi - DEAN GOODS.

 

Il ponte del Molinetto presso Peregallo.  Siamo sulla Monza-Molteno-Oggiono, linea nata come ferrovia in concessione e confluita nelle FS solo al principio degli anni '50. Il luogo, dove la linea attraversa il fiume Lambro, tra Villasanta e Biassono, nel paesaggio ameno della Brianza autunnale, è rimasto sostanzialmente immutato fino ad oggi. La locomotiva n. 23 della MMO è una delle tre unità provenienti dal Gruppo 251-262 delle Ferrovie Nord Milano. In particolare questo esemplare, già n. 261 "Carate" delle FNM, era stato costruito dalla Henschel nel 1906 e ceduto alla MMO nel 1936. Si trattava di macchine per treni passeggeri, di rodiggio 2'B, e l'unità gemella n. 22 è oggi conservata a Pietrarsa. Anche le carrozze, di cui la prima con vestiboli centrali, erano tipiche della MMO. Con il passaggio alle FS nel 1954, le tre locomotive, già accantonate, vennero classificate nell'effimero gruppo 850 ma il servizio passò alle automotrici, dapprima ALn 556 e poi ALn 668.
Quadri di Francesco Dall'Armi - Il ponte del Molinetto presso Peregallo.

 

Pomeriggio di pioggia a Monza.  Ispirato, nello stile e nell'atmosfera, alle vedute parigine di Maurice Utrillo, questo dipinto rappresenta il Corso Milano a Monza, all'epoca dei tram. Un convoglio diretto a Milano, trainato da una elettromotrice OMS del 1942 (furono le più potenti motrici tranviarie italiane), incrocia una "carrozzetta" del servizio urbano. Tale servizio urbano, effettuato principalmente con le vetture serie 600 dell'ATM (costruite tra il 1924 e il 1928) cessò definitivamente nel 1956. Dieci anni dopo, anche la linea per Milano venne sostituita dagli autobus.

La presenza di una Fiat Topolino nella versione "giardiniera" del 1948 permette di datare la scena attorno al 1950.

Quadri di Francesco Dall'Armi - Pomeriggio di pioggia a Monza.

 

Raccordo industriale.  Ancora la neve è protagonista di questo quadro, in cui una 735 manovra una lunga fila di carri dentro un raccordo. Sulla sinistra un secondo treno merci ha superato il segnala di avviso ad ala (giallo), che annuncia la via impedita del successivo segnale di protezione (rosso), presso il quale si sta fermando la locomotiva. Le 735 erano macchine di costruzione americana, realizzate in 393 esemplari nel 1917-1919, sull'impostazione delle classiche 740 FS, per sopperire alla carenza di mezzi legata alla Grande Guerra.
Quadri di Francesco Dall'Armi - Raccordo industriale.

 

746 in Adriatica.  Ci portiamo sulla Bologna-Bari, dove, prima dell'elettrificazione (1957-59), erano protagoniste le grandi locomotive del Gruppo 746. In questo caso è raffigurata un'unità con distribuzione Caprotti e siamo a sud di Ancona, dato che in fondo si distingue il Monte Conero.
Quadri di Francesco Dall'Armi - 746 in Adriatica.

 

Nelle Langhe.  La prima neve autunnale accompagna il transito di una locomotiva 743 con preriscaldatori Franco-Crosti, caratterizzata dai due fumaioli simmetrici sui fianchi della caldaia.
Quadri di Francesco Dall'Armi - Nelle Langhe.

 

In attesa dell'incrocio.  L'altro Gruppo di locomotive a vapore trasformate con il sistema Franco-Crosti è rappresentato dalle 741, con un unico preriscaldatore sotto la caldaia, e dunque un fumaiolo singolo in posizione laterale. In una notte invernale di luna piena, una 741 attende il treno incrociante lungo la linea della Val Pusteria, tipica di queste macchine fino ai primi anni '70.
Quadri di Francesco Dall'Armi - In attesa dell'incrocio.

 

Val Gardena.  Il paesaggio alpestre più ameno e solare, ma chiuso all'orizzonte dalle vette delle Dolomiti, fa da scenario al transito dell'indimenticabile treno della Val Gardena. La ferrovia a scartamento ridotto Chiusa-Plan, realizzata in terra austriaca durante la prima guerra mondiale, diventò la più elevata della rete FS, salendo fino ai 1590 m del capolinea, poco oltre Selva. Le 7 locomotive R.410 erano una costruzione Krauss a quattro assi, con sistema di articolazione Klien-Lindner, che favoriva la marcia sulle tortuose rampe della valle. La linea venne chiusa nel 1960 e la R.410.004 è oggi esposta come monumento a Ortisei (tutto il racconto).
Quadri di Francesco Dall'Armi - Val Gardena.

 

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