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Evoluzione

Märklin 4510.  Il carro con botti per trasporto vino appartiene alla serie 4500, ovvero ai carri merci di tipo economico, prodotti dall'inizio degli anni '50 e progressivamente sostituiti dalle riedizioni in plastica della serie 4400 a partire dal 1975. Nei carri della serie 4500 il telaio era unificato, in lamierino, da 10 cm di lunghezza, mentre la differente sovrastruttura era normalmente realizzata in plastica. Le iscrizioni erano assai semplici: "308" è semplicemente il numero di catalogo d'origine.

L'assenza di ganci Relex colloca questo esemplare negli anni '50, ma una piccola sorpresa arriva dal sottocassa: la decalcomania del celebre negozio di giocattoli Noè, in via Manzoni a Milano (che chiuse poi l'attività verso il 1985): come mi ha detto chi me lo ha venduto "vale la pena di comprarlo anche solo per questa scritta".

Evoluzione - Märklin 4510.

 

Märklin 346/3 J.  Se fino ad ora, con i carri merci o con carrozze di tipo antiquato come le centoporte prussiane, si è sempre vista una commistione tra plastica e metallo, è con le moderne carrozze a carrelli che la tecnologia del lamierino - tin plate - produce i risultati migliori e diventa uno dei simboli di Märklin. Guardiamo dunque i modelli 346/3 J e 346/5 (4011 e 4013 nella numerazione a quattro cifre), ovvero la vettura letti blu della CIWL e il postale verde. Compaiono a catalogo rispettivamente nel 1951 e 1952, insieme alle vetture ristorante e letti della DSG (rosse), al bagagliaio (verde) e alla carrozza di prima classe (sia verde, sia blu) e resteranno in produzione solo fino al 1957, rese rapidamente obsolete dalle nuove vetture unificate (equivalenti alle Tipo X italiane) introdotte dal 1958 e comunemente note come le carrozze da 24 cm.
Evoluzione - Märklin 346/3 J.

 

Märklin 346/3 J.  A differenza delle carrozze da 24 cm, che utilizzano la plastica per alcuni dettagli (fiancate dei carrelli, intercomunicanti e, nella successiva evoluzione, finestrini e arredi interni), le carrozze a carrelli degli anni '50 sono rigorosamente tutte in metallo: più precisamente, le fiancate dei carrelli sono in pressofusione, i respingenti sono i classici torniti, mentre il resto - proprio tutto! - è in lamierino, smaltato, tranciato e piegato.

Nei riquadri vediamo vari dettagli della carrozza aperta, comprese le linguette di fissaggio degli elementi (che trattengono anche la striscia di cellofan dei finestrini, unico elemento ovviamente non metallico). Sul carrello, la linguetta all'estremità opposta al gancio serve per fissare il pattino per l'illuminazione interna. Nell'evoluzione successiva si manterrà il carrello con le fiancate articolate (si intuisce l'articolazione nell'ultimo riquadro, osservando che la fiancata è inclinata rispetto al telaio); si perderà invece l'articolazione tra carrello e gancio, realizzando quest'ultimo solidale al telaio del carrello, senza più la molla di allineamento. Infine una copiglia sostituirà la vite di fissaggio alla cassa.

Evoluzione - Märklin 346/3 J.

 

Märklin 4063.  L'epoca d'oro delle carrozze in lamierino da 24 cm, introdotte dal 1958, va dalla metà degli anni '60 (con l'introduzione delle splendide carrozze TEE, nel 1966) alla metà degli anni '70 (a seguito della nascita delle carrozze da 27 cm, in plastica, nel 1972). E' pertanto particolarmente appropriato scegliere di rappresentarle con la 4063, cioè la Tipo X italiana in grigio ardesia, prodotta dal 1972 al 1976: un magico sogno di allora che si è tradotto in realtà quando l'ho acquistata su ebay quarant'anni più tardi, nel 2017, a "soli" 160 euro, nemmeno un'esagerazione vista la sua rarità.

Anche se alcuni dettagli - in particolare le porte a battente - ripetono la versione tedesca, la decorazione è impeccabile, e in particolare questo esemplare sembra davvero nuovo di fabbrica.

Evoluzione - Märklin 4063.

 

Märklin 4063.  Il dettaglio mostra la qualità delle iscrizioni raggiunta con la tecnologia del lamierino (ad essere precisi la cassa avrebbe dovuto essere tutta grigia, il bordo inferiore nero è per assonanza alla versione tedesca).
Evoluzione - Märklin 4063.

 

Pocher CIWL.  Se Märklin diventa il simbolo della produzione metallica, gli anni '60 portano allo sviluppo di tecnologie sempre più raffinate nello stampaggio della plastica. Rivarossi ne è l'esempio migliore, ma la nostra antologia dedica un posto alla ditta torinese Pocher (Wikipedia) con questa carrozza letti, ricca di soluzioni interessanti.
Evoluzione - Pocher CIWL.

 

Pocher CIWL.  Nelle carrozze in plastica, tipicamente la cassa è in pezzo unico con il tetto oppure con il telaio. Pocher sceglie quest'ultima soluzione. Anche per questo, l'illuminazione interna si monta tutta "dal sotto": i cavi provenienti dal telaio del carrello e dal pattino (la carrozza è realizzata per il sistema Märklin) alimentano due portalampade semplicemente infilati a pressione in appositi fori del sottocassa.

Come si può ben vedere, il carrello è pressoché identico a quello delle carrozze Märklin degli anni '50: fiancate in pressofusione, gancio articolato sul telaio e pattino di tipo corto, molleggiato "a sbalzo" a centro carrello.

Evoluzione - Pocher CIWL.

 

Pocher CIWL.  E' guardando l'interno della carrozze che si scoprono le raffinatezze più interessanti: l'arredamento interno è integralmente riprodotto (salvo nel vano centrale, dove fanno luce le due lampadine) ed è distinto in scompartimenti in versione giorno, con i sedili azzurri, e in versione notte, con i letti beige, con tanto di personaggi, persino sotto le coperte! E sulle pareti degli scompartimenti è addirittura applicata in cartoncino la riproduzione delle grandi litografie di paesaggio tipiche della CIWL!

E' un peccato che Pocher non abbia utilizzato l'illuminazione con corpo-luce, cioè con un diffusore di plastica trasparente, montato tra le due lampadine, contro il cielo della carrozza, che Märklin introdusse nel 1964 (articolo 7197) e che avrebbe valorizzato molto di più questi singolari interni.

Evoluzione - Pocher CIWL.

 

Rivarossi TEE.  Se nel 1951 Märklin realizzava carrozze rigorosamente in metallo, ottime per l'epoca, vent'anni più tardi Rivarossi produce carrozze integralmente in plastica, con risultati altrettanto notevoli. La vetta della produzione Rivarossi tradizionale è senz'altro toccata dalle carrozze TEE e Gran Confort, prodotte a partire dal 1975. L'immagine mostra la vettura TEE a scompartimenti. All'interno si intravedono le porte degli scompartimenti, serigrafate in argento sulla parete trasparente di separazione dal corridoio.
Evoluzione - Rivarossi TEE.

 

Rivarossi TEE.  La carrozza ristorante è qui scomposta nei suoi elementi: la cassa in corpo unico con il tetto (all'interno sono applicati i finestrini), l'arredamento interno, il telaio, i carrelli. E' tutta plastica, e precisamente polistirene. Il metallo è utilizzato soltanto dai cerchioni e dagli assi delle ruote (persino i centri ruota sono in plastica). La verniciatura degli arredi e i ganci corti Roco sono ovviamente elaborazioni mie, per le mie 10 carrozze di questo tipo - 5 TEE e 5 Gran Confort - arrivate tra il Natale 1982 e il 1984, e ancor oggi in perfetto stato di conservazione e funzionamento.
Evoluzione - Rivarossi TEE.

 

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