| Lima Self Service. La carrozza Self Service appartiene alla generazione degli anni '70, in cui Lima era particolarmente attenta a seguire l'evoluzione dei treni veri e a proporre modelli che apparissero moderni e innovativi, come appunto un tipo di ristorazione diverso dal classico "vagone ristorante". Nel contempo veniva mantenuta la struttura più semplice possibile, con scala 1:100 (peraltro in quel tempo comune alla maggioranza dei produttori, per le carrozze lunghe 26,4 m al vero), tetto in plastica trasparente verniciata, in corpo unico con i finestrini, e nessun altro dettaglio aggiunto (nemmeno l'arredamento interno, forse perché impossibile da riutilizzare in altri modelli). |
| Lima Self Service. Lo schema di verniciatura, non banalissimo da riprodurre, richiedeva di ricorrere a ben cinque colori ma era comunque ben eseguito. Solo l'avorio delle scritte (in realtà poco visibile anche al vero) era stato realizzato in semplice giallo, ma nel complesso, a parte i finestrini non a filo, il modello restituiva bene le sembianze della carrozza reale. |
| Lima Self Service. Aprendo la carrozza, si rivela l'escamotage del tetto ottenuto verniciando lo stesso pezzo di plastica trasparente con cui sono realizzati i finestrini. Cassa e telaio sono un unico stampo, su cui sono aggiunti i quattro respingenti e i due intercomunicanti (uno dei quali è posato in primo piano). Per i carrelli, Lima aveva riciclato un modello francese, quindi inesatto, in pezzo unico con l'enorme gancio tipico della produzione pre-1985. |
| Nuovo! ALn 668 Rivarossi. Nel 1985, dopo la prima grande crisi aziendale, Rivarossi cerca di migliorare tutto il migliorabile. Le ALn 668 serie 1400 del 1966 vengono quindi aggiornate alla serie 1500, aggiungendo le marmitte sul tetto e il terzo faro. Lo stampo rimane lo stesso (e quindi ovviamente anche la scala) ma la verniciatura è decisamente migliore, per tinte, precisione e resa complessiva. |
| Nuovo! ALn 668 Rivarossi. Il modello aperto mostra un bell'esempio di tecnologia anni '60: cassa e tetto sono stampati in pezzo unico (ma i finestrini sono un inserto in plastica trasparente di buon dettaglio), mentre il telaio è in robusta lamiera tranciata e piegata. Le tre pile di monete da 50 lire (!) sono una zavorra economica ed efficace, che sostituisce quella originale più piccola. Le porte frontali rimuovibili e la riproduzione dell'intercomunicante e delle porte aperte sono un'elaborazione mia, sulla falsariga delle ALe 601 Lima del 1987. Il classico motore cilindrico Rivarossi ad asse verticale è vincolato al telaio tramite un filo metallico sagomato. |
| Nuovo! ALn 668 Rivarossi. La vista dal basso, con il carrello motore rimosso e aperto, mostra la vite senza fine calettata sul rotore. Il telaio del carrello è anch'esso in lamiera sagomata e piegata, alloggia la trasmissione di ingranaggi ed è vincolato al motore mediante la forcella in lamiera (in basso a destra) che si infila in appositi incavi sulla parte inferiore del motore. La riproduzione del carrello reale è un elemento in plastica, a cui poi si avvita il carter in lamierino (vicino alla moneta). L'insieme è un po' più robusto di quello di qualche anno successivo, della E.444, in cui anche il carter era in plastica (e, forse per la deformabilità di quest'ultimo, nel giro di breve tempo mi si erano irrimediabilmente usurati gli assi degli ingranaggi...). |
| Nuovo! Roco Tipo X. Nel 1984 Roco presenta le carrozze Tipo X FS nell'allora nuova colorazione in rosso fegato e grigio beige. Derivano dalla vecchia produzione Rowa, che Roco aveva assorbito qualche anno prima, sono in scala 1:100 e lo stampo riproduce la versione tedesca, differente in tanti piccoli dettagli da quella italiana. Hanno però tre innegabili vantaggi: la verniciatura è molto accurata e realistica (migliore della precedente versione grigia della stessa Roco), il funzionamento è ineccepibile e il prezzo del tutto ragionevole. Va anche a gusti personali, ma un bell'espresso di X Roco mi era parso di gran lunga più realistico di quanto avrei potuto ottenere con le vecchie Rivarossi in scala eccessiva. |
| Nuovo! Roco Tipo X. Rimuovendo il tetto (ad incastro) appare una struttura tradizionale ma robusta, composta dalla cassa, dal telaio (anch'esso ad incastro) e da un arredamento interno in pezzo unico, come allora era la prassi. |
| Nuovo! Roco Tipo X. Estraendo anche i carrelli (in pezzo unico di plastica) appare l'altro elemento chiave per il realismo, che a metà anni '80 era peculiarità esclusiva di Roco: i ganci corti con il timone di allontanamento, cioè l'elemento che fa ruotare il gancio non intorno al perno del carrello, ma intorno a un punto sul bordo cassa, dal lato di volta in volta interno della curva, così da allontanare le carrozze tra loro nelle curve, sempre irrimediabilmente più strette di quelle reali. Non tutto è perfetto al primo colpo: i rettangolini bianchi sono semplici spessori di cartone che ho aggiunto, per evitare un'interferenza tra carrelli e timoni: con questo accorgimento, la circolazione è ineccepibile. |
| Roco Tipo 1921. Dopo aver rivoluzionato le locomotive elettriche con la E.626 del 1980, Roco fa lo stesso nel 1986 con le carrozze Tipo 1921, tipicamente italiane e di fattura enormemente migliore di qualunque precedente modello in H0. La carrozza al centro è della serie 10.000 (1a classe), terzo stampo prodotto, a fine 1988, dopo le 20.000 della primavera 1986 e le 30.000 della fine 1987. A sinistra una "Corbellini" Rivarossi (in scala pressoché esatta, era un po' più alta anche al vero). |
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