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Cemento, business, squallore

Roma Tiburtina.  La stazione di Roma Tiburtina è un esempio di come il realizzare un buon centro di interscambio abbia bisogno di alcune premesse "fisiche" senza le quali l'insuccesso è dietro l'angolo. Questa stazione si trova sull'itinerario principale Milano-Napoli, prima che i treni lascino la linea principale per entrare a Roma Termini. Collocata in una posizione piuttosto periferica, sebbene servita dalla Metro B, aveva tra gli svantaggi la mancanza di una piazza (e dunque una cattiva accessibilità pedonale): immediatamente fuori dalla stazione ci sono infatti gli svincoli della tangenziale!

Va riconosciuto che la piazza "ribassata" che è stata realizzata, visibile in foto, è riuscita molto bene: ha creato quasi dal nulla un ambiente pedonale amichevole, che fa dimenticare il traffico autostradale appena più in là.

Cemento, business, squallore - Roma Tiburtina.

 

Piano commerciale.  Purtroppo però il numero di viaggiatori è rimasto inferiore alle aspettative, in primo luogo perché nessuno ha avuto il coraggio di far fermare solo a Tiburtina l'Alta Velocità Milano-Napoli: il risparmio di almeno 15 minuti non compensava la perdita dell'accessibilità garantita da Roma Termini, enormemente maggiore. Il risultato è stato che ancora vari anni dopo l'apertura della nuova stazione, una buona fetta di locali commerciali rimane desolatamente vuota, perché non si sosterrebbe con i viaggiatori esistenti.
Cemento, business, squallore - Piano commerciale.

 

Sottopasso.  Ma il rimedio, come spesso accade, è stato peggiore del male. L'area commerciale di Tiburtina è costruita "a ponte" sopra i binari: una scelta architettonicamente piacevole, se non fosse che, proprio per la cattiva accessibilità pedonale, la larga maggioranza dei viaggiatori arriva dalla Metro. Quindi chi entra a Tiburtina vi accede quasi sempre dal piano -1, quello della piazza ribassata, e si ritrova comodamente davanti il sottopasso di stazione. Ma così non sale certo al piano 1 a visitare la galleria commerciale, rendendola ancora meno utilizzata.

Qual è stato il rimedio geniale? Mettere un "diodo" nel sottopasso, cioè dei tornelli, visibili in foto, che lo rendono utilizzabile solo in uscita dalla stazione. In entrata la gente è costretta a salire al primo piano, farsi tutta la galleria e ridiscendere ai binari. Se si pensa che il dislivello da 0 a 1 è nettamente superiore a quello da -1 a 0 si capisce la scomodità di questo giro vizioso, quando magari si hanno i minuti contati per andare a prendere il treno.

Cemento, business, squallore - Sottopasso.

 

San Remo.  La stazione sotterranea di San Remo è stata inaugurata nel 2001, ma il progetto risaliva ai primi anni '80. Non potendo (o volendo) far percorrere alla ferrovia un'ansa che, pur in galleria, la avvicinasse alla città, non si è trovato nulla di meglio di collegare la galleria ferroviaria al fabbricato di stazione e dunque all'uscita con un corridoio di ben 400 m: così il percorso pedonale "si allunga" di buona parte del tempo risparmiato dalla linea veloce (rispetto alla vecchia litoranea). Anche perché, come si vede in foto, i pur lentissimi tappeti mobili passano il loro tempo guasti. Se poi il corridoio pedonale ha almeno una finitura estetica decente, il lungo camerone ferroviario si presenta con un look alquanto desolante, vero regno dello squallore.
Cemento, business, squallore - San Remo.

 

Palazzolo Mil.  La "permeabilità" tra una stazione e la città è sempre un vantaggio per il viaggiatore. Non è di norma possibile realizzarla per tutti i binari, ma se anche soltanto il primo o l'ultimo sono direttamente aperti sulla strada, questo si traduce quasi sempre in un minor percorso a piedi. Di conseguenza ogni volta che una rete invalicabile viene ostinatamente a circondare un'intera stazione, si è probabilmente davanti a un'occasione perduta.
Cemento, business, squallore - Palazzolo Mil.

 

Saronno.  Quando tutto sembra accanirsi contro il treno (e il buon senso), non ci si può certo far mancare un uso distorto del concetto di patrimonio storico della ferrovia. Nel 2012, con la riapertura della linea Saronno-Seregno, la popolazione locale ottenne l'abbandono del vecchio tratto urbano in uscita da Saronno, sostituito da una ben più costosa variante esterna parzialmente sotterranea. La linea abbandonata aveva due passaggi a livello (che erano l'ovvio pomo della discordia) e due modesti sottopassi veicolari, in via Reina e via don Monza. Ormai definitivamente abbandonata questa tratta, sarebbe stato logico demolire i ponti dei due sottopassi, che imponevano il senso unico alternato, in modo da allargare la strada. Ebbene, quando si seppe dell'imminente demolizione, i cittadini insorsero, coinvolsero la Soprintendenza e questa si pronunciò ipotizzando un "valore storico" dei due ponti, congelandone la demolizione.
Cemento, business, squallore - Saronno.

 

Saronno.  Vediamo dunque i due ponti della discordia. Valore storico? Ma anche no! Si tratta di due manufatti comunissimi, nemmeno esteticamente significativi, ormai completamente estranei alla ferrovia (che qui non passa più). Nel corso degli anni si sono demolite o lasciate marcire locomotive e carrozze che erano esemplari unici. Si sono abbandonate ferrovie spettacolari senza pensarci due volte - basta pensare alla litoranea ligure o alla ferrovia Sangritana - ma questi due ponti devono rimanere a memoria di...non si capisce bene cosa.

E' quasi superfluo dire che, a distanza di anni, i ponti sono ancora lì.

Cemento, business, squallore - Saronno.

 

Roma Centocelle.  Quando nemmeno l'azienda esercente crede nella ferrovia che gestisce, non può che andare di male in peggio. La linea urbana Roma-Pantano è stata progressivamente ridotta, arretrando il capolinea periferico. Da Giardinetti a Pantano è stata integralmente ricostruita come Metro C, con un lavoro di "fare e disfare" su cui ci sarebbe parecchio da dire. Ma qui ci interessa un problema più piccolo, e che dunque sarebbe stato molto più facilmente risolvibile. Nel 2015 la linea è stata ulteriormente arretrata da Giardinetti a Centocelle, dato che in quella tratta si sarebbe sovrapposta al prolungamento della Metro C. Ma c'è Centocelle e Centocelle! La nostra linea termina alla stazione presso il deposito, la fermata della Metro C si chiama con lo stesso nome ma si trova circa 400 m più in là (i 300 indicati dal cartello sono molto ottimisti): dunque 400 m che chiunque voglia proseguire dal "trenino" alla Metro deve farsi a piedi lungo la Casilina... sai che piacere!

Per fare le cose fatte bene, sarebbe bastato conservare la tratta fino alla ex fermata Togliatti, in pratica il rettilineo visibile nell'immagine: sarebbe stato necessario impiantare una comunicazione tra i binari e un semplice sistema di segnalamento, ma l'interscambio sarebbe avvenuto comodamente attraversando la strada.

Cemento, business, squallore - Roma Centocelle.

 

TPL Como.  Quest'ultima immagine riguarda un argomento non del tutto omogeneo al resto, ma quando si parla di efficacia, e dunque di sostenibilità economica del trasporto pubblico, questo aspetto è fondamentale. La larghissima maggioranza del trasporto pubblico su gomma - se si eccettuano poche fortunate situazioni nelle città pianificate come Milano - si svolge esattamente sulla stessa strada utilizzata dal traffico privato. Quindi ne subisce l'identica congestione, senza potersi avvantaggiare dell'indubbia praticità dell'auto. In questa situazione, come è possibile essere competitivi?

Il caso specifico è quello della strada costiera del lago di Como, sulla sponda occidentale, da Como verso Argegno. Le auto sono tutte bloccate in coda. E' domenica pomeriggio, ed è quindi plausibile immaginare che si tratti di traffico turistico. Un turista "ecologico" vorrebbe scegliere il bus. Che cosa trova? Una corsa ogni due ore, spesso così piena da non riuscire a salire (i turisti ecologici non sono poi così pochi!), che ovviamente subisce l'identico ritardo delle auto. Che cosa potrà mai uscire di buono da una situazione in cui perdono tutti?

Cemento, business, squallore - TPL Como.

 

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