|
Nuovo! Locomotiva 390 c/c. Ad aprile 2026 trovo su ebay la locomotiva 390, all'equo prezzo di 90 euro. Il codice completo, inciso sulla cassa, è 390 c/c, cioè a corrente continua, per distinguerlo dalla precedente produzione in corrente alternata. Il modello dovrebbe collocarsi nel periodo dal 1957 all'acquisizione della CO.MO.G.E da parte della Cicchetti (1960). Si tratta di una locomotiva chiaramente di fantasia, anche se ispirata alla lontana alle E.69 tedesche; tuttavia, con una giusta dose di immaginazione e lo spirito del modellismo primordiale, io ci vedo le suggestioni degli avancorpi di una macchina trifase, dalle E.430 alle E.551, e penso che stia particolarmente bene a manovrare le carrozze a carrelli della stessa CO.MO.G.E. Con una lampada a luce calda sul muso, smorzo il controluce in una vista quasi al tramonto. |
| Nuovo! Locomotiva 390 c/c. Un servizio da caffè in ceramica vivacemente colorata dà una cornice inconsueta al nostro treno. |
| Nuovo! Locomotiva 390 c/c. Il cartello di percorrenza Milano-Roma in primo piano sulla carrozza restituisce un'aria familiare e connota inequivocabilmente l'origine italiana dei modelli. È quasi superfluo dire che la locomotiva è ancora perfettamente funzionante, dopo quasi 70 anni. |
|
Nuovo! Locomotiva 390 c/c. Apriamo dunque la locomotiva, allentando le due viti inferiori che vincolano il telaio alla cassa. La realizzazione è del tutto analoga a quella della vaporiera vista sopra. La cassa è in fusione metallica, perfettamente conservata. Il telaio dovrebbe essere alluminio fresato, sagomato per ospitare il motore a magnete permanente: il cerchio che sporge in alto è appunto la calamita che avvolge il rotore. Gli ingranaggi, tenuti fermi da una semplice vite, trasmettono il moto ai due assi. Per economia produttiva, i centri ruota sono sagomati in modo da potervi anche calettare una biella, qui ovviamente non necessaria. Ganci e pantografo sono in lamierino tranciato. Il pantografo è quindi rigido e nelle recensioni si legge che è piuttosto delicato, ma il mio esemplare si presenta in ottime condizioni. |
|
Nuovo! Locomotiva 390 c/c. Dall'altro lato si vede il rotore e l'elemento in plastica isolante (anch'esso avvitato) che ospita le spazzole. Queste ultime, come d'uso all'epoca, sono chiuse da vistosi tappi a vite, che richiedono due ampi buchi nella cassa. Spazzole, molle e tappi sono posati a fianco della moneta. Due ruote non isolate captano un polo. L'altro polo è captato da una ruota, mediante un sottile contatto strisciante sulla faccia interna, collegato al filo rosso che si intravede a sinistra. Entrambi i poli sono poi captati anche dai due pulsanti molleggiati a fungo, che strisciano sulle rotaie (un contatto strisciante è molto più efficace a captare la corrente, rispetto alle ruote: del resto, è il principio del pattino Märklin). |
|
Locomotiva. Raccontare dei modelli CO.MO.G.E. mi ha fatto venir voglia di proseguire, così ho recuperato dall'armadio qualcosa di ancora più singolare: non più normale H0, ma un inconsueto scartamento di 22 mm, locomotiva in pressofusione di zama, carri merci con telaio in fusione e cassa in lamierino, binari in lamiera piegata. Sotto un carro avevo scritto una data del 2002, ovviamente l'anno in cui l'ho avuto in mano: penso l'avesse recuperato mio padre, non so proprio dove. La marcatura "FS Italia" sul carro non lascia dubbi sull'origine italiana, ma non è stato banale capire quale fosse la marca, mancando qualsiasi scritta. Mi è venuta in aiuto una lettera dell'esperto modellista Pietro Merlo pubblicata sulla rivista iTreni: Si tratta di treni FAGE, Fabbrica Artigiana Giocattoli Elettrici, risalenti alla fine degli anni Quaranta. Ulteriori informazioni: cuccioloazzurro.com e ferramatori.it. |
| Locomotiva. Il confronto con una quasi coeva carrozza Märklin in lamierino - l'intramontabile articolo 4000 - dà un'idea delle dimensioni generose dei treni FAGE: la scala è identificata come S e lo scartamento, per l'esattezza, è di 22,5 mm. L'osservazione della cassa della locomotiva mostra anche un livello di conservazione più precario di quella CO.MO.G.E.: non siamo certamente alla disgregazione della zinkpest ma la fusione metallica mostra cretti, deformazioni e perdita degli strati superficiali. |
|
Locomotiva. Apriamo dunque la macchina e vediamo come è fatta dentro. Anche in questo caso si fa largo uso di viti (biellismo incluso) ma vi sono importanti differenze rispetto alla macchina CO.MO.G.E.: dal punto di vista strutturale, il telaio non è in metallo fresato ma in robusta lamiera tranciata; dal punto di vista del funzionamento, il motore non è a magnete permanente ma a bobina di campo, esattamente come i modelli Märklin. Questo significa che può essere alimentato anche a corrente alternata, ma che l'inversione di marcia non può essere ottenuta per semplice inversione di polarità: bisogna alimentare l'uno o l'altro degli avvolgimenti della bobina di campo. Come noto, nella tradizione Märklin questo è ottenuto con un relè azionato dalla sovratensione a 24 V: una tecnologia sicuramente troppo complessa per la FAGE, che ha scelto invece una semplice levetta di commutazione manuale (sporgente da una fessura della cassa, a modello montato). La levetta alimenta l'uno o l'altro dei due fili gialli, determinando il verso del campo magnetico dello statore e quindi la direzione di marcia. La presa di corrente è affidata a rustici fili metallici striscianti sui cerchioni (soluzione che rimarrà comune negli anni a venire) e le spazzole non hanno il "tappo" ma sono tenute in posizione da mollette (anche questa è stata una soluzione del tutto abituale per Märklin, ma anche per Rivarossi). La plastica stampata è utilizzata soltanto per i centri ruota, mentre il disco (marrone) su cui sono montati i portaspazzole è un classico isolante elettrotecnico. Forse per eccessivo scrupolo nella circolazione in curva, le ruote dell'asse centrale sono sprovviste di bordino. |
|
Locomotiva. La vista frontale evidenzia ancor meglio la struttura costruttiva, con le due fiancate del telaio realizzate in lamiera tranciata, tenuta in posizione da tiranti avvitati: una soluzione tutto sommato assai più simile alla locomotiva vera, rispetto al telaio pieno in fusione metallica ancor oggi normalmente utilizzato nel modellismo. Sono invece in fusione i due blocchi cilindri. Per semplicità, la trasmissione a ingranaggi aziona solo l'asse posteriore: gli altri assi sono trascinati dalle bielle di accoppiamento, come al vero. Sulla cassa, i respingenti sono in metallo bianco tornito, un po' più spartani che nei modelli CO.MO.G.E. e i fanali sono imitati solo da un tocco di vernice bianca, senza illuminazione. In quanto alle sembianze della loco, va detto che, pur ravvisando alla lontana una qualche forma "tedesca", questa è nettamente opera di fantasia. |
| Carri merce. Veniamo ai due carri: essi sono accomunati dall'utilizzo del medesimo telaio in fusione (probabilmente di alluminio, con uno stato di conservazione ottimale, nettamente migliore di quello della locomotiva). Il primo carro è poi caricato con listelli di vero legno, tenuti in posizione da stanti in lamierino, uniti da molle. Il secondo, simile al modello CO.MO.G.E., ha però le sponde realizzate in lamierino smaltato, anziché in fusione. I ganci sono del comune tipo ad occhiello, un po' più piccoli del CO.MO.G.E. (nonostante la scala maggiore). |
Foto 11-20/30 << Pag. precedente ^ Indice ^ Pag. successiva >>