La regolazione dell'esposizione, la teoria e le tecniche semplificate
Exposure Setting: Theory and Cheaper Techniques

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6. Aggiornamento 2009: Pellicole, bobine, sviluppo e montaggio
con un'appendice sui film commerciali a passo ridotto
Update 2009: Films, Rolls, Development and Editing

Scritto ad aprile 2009

Premessa

Cambiare il rullo: un gesto consueto, fatto centinaia di volte. Eppure, da qualche tempo, di fronte alle nuove leve della fotografia, mi viene spontaneo chiedere: ma tu lo sai cambiare un rullo? Qualcuno risponde di sì, qualcun altro, che ha scattato solo con macchine digitali, ammette di averci assai meno confidenza...

Non è che la macchina digitale sia priva di concretezza, è anch'essa un oggetto meccanico, che richiede la sua manualità; però avere a che fare con la pellicola è (era) un'altra cosa, in primo luogo per l'accortezza fondamentale che la pellicola stessa esige: mai prendere luce! E, anche da sviluppata, resta da trattare con cura: mai impronte digitali, mai manovre che la possano graffiare... Uno dei fattori determinanti per il mio passaggio al digitale, purtroppo, è stata proprio la bassissima cura che ho trovato in tanti, troppi fotolaboratori, che sembrava avessero dimenticato quell'indispensabile professionalità del loro mestiere.

E se i caricatori 135 sono certo ancora ben conosciuti, quanti hanno familiarità con la pellicola cinematografica, con il passo ridotto? Così, dopo aver descritto le cineprese 8 mm, credo valga la pena di mostrare un po' di bobine, di film, di rulli, parlando di sviluppo e di montaggio... perché la pellicola cine si può anche "giuntare", proprio incollare con il nastro adesivo: un altro mondo rispetto ai software "Movie Maker", davvero!


 

Pellicole e formati
Film formats

Diapositive Kodachrome
Il telaietto di cartone (ecologico! si direbbe oggi), la scritta rossa, la scatola in plastica gialla: Kodak e le sue Kodachrome erano semplicemente un mito. Queste sono del 1968, ma garantisco che sembrano ritirate dal fotografo stamattina, tanto è immutata la resa dei colori.

Il Kodachrome utilizzava un processo di sviluppo estremamente complesso e soprattutto una formulazione chimica completamente diversa da quelle che sarebbero poi diventate comuni per tutte le altre diapositive a colori. Tecnicamente, la diapositiva sviluppata non contiene più coloranti inutilizzati, che sono quelli soggetti a degradarsi nel tempo, e questo le garantisce una vita pressoché eterna.

Oggi il Kodachrome è ancora in produzione, solo per diapositive (non per pellicola cine Super 8) ma, dopo la chiusura del celebre laboratorio Kodak di Losanna, viene ormai sviluppato in un unico laboratorio al mondo, quello di Dwayne's Photo, in Kansas (USA).

Rulli di vari formati
Una panoramica comparativa, da cui dovrebbe essere agevole avere un'idea delle dimensioni, basandosi sul classico caricatore 135, ancora ben conosciuto. Quest'ultimo, tra l'altro, è l'unico completamente protetto dalla luce, tanto che può essere caricato anche in pieno sole (un feltrino a tenuta chiude la fessura da cui esce la pellicola).

Negli anni '60, tuttavia, il caricatore 135 era quasi un lusso: chi voleva risparmiare, comperava la pellicola "sfusa" e se la caricava da sé, su un apposito caricatore riciclabile o addirittura su un semplice rullo senza involucro. In quest'ultimo caso era fondamentale eseguire l'operazione al buio!

A destra abbiamo appunto un contenitore di alluminio marcato "Rotolo Refill 20 pose 35 mm - per caricamento in camera oscura": si tratta di una Ferraniacolor invertibile (diapositiva) con scadenza 3/1961.

La pellicola esisteva anche "a metraggio", cioè in spezzoni più lunghi, ad esempio di 5, 17 e 30 m, pari rispettivamente a circa 3, 10 e 18 rulli da 36 pose. Da un Almanacco Fotografare del 1974, apprendiamo che la pellicola a metraggio era ancora in vendita e costava circa la metà di quella nei normali caricatori: 3100 lire per 17 m di Ilford P4 contro 600 lire del caricatore (rispettivamente circa 18 e 3.5 Euro del 2009). Esistevano anche delle "bobinatrici" che permettevano di riempire un caricatore riciclabile anche in piena luce.

Comparison among different film formats. The rightmost box is a reversal Ferraniacolor refill for dark room loading (expired in 3/1961): a cheaper solution with respect to the standard 135 cartridge.

Rullo 120
Il rullo 120 ha una tenuta alla luce elementare, e che tuttavia consente di maneggiarlo con relativa tranquillità: dietro la pellicola, c'è infatti una striscia di carta protettiva nera, che sporge per circa 40 cm: è appunto tale lunghezza che può essere utilizzata come "esca" per caricare l'apparecchio senza far prendere luce alla pellicola.

Dall'altro lato, la carta riporta stampate tre sequenze di numeri: sono i contascatti, per i tre formati di fotogramma utilizzabili con questa pellicola: 6x9 (come sulla nostra Brownie Flash II), 6x6 (come sulla nostra Sem) e 4.5x6 (come ad esempio su varie Mamiya). La posizione della finestrina trasparente rossa sul dorso della macchina determinava quale delle tre serie si andasse a leggere.

La pellicola con la carta gialla, per la cronaca, è una Kodak Tri-X Pan, quella con la carta rosa è una 3M Panchro 80 Asa.

Una differenza tra il 135 e il 120 (e le altre pellicole a rullo, come il 127) è che, una volta esposta, la pellicola 135 va riavvolta, cioè riportata dentro il caricatore (le macchine più moderne, motorizzate, lo fanno automaticamente, quando si accorgono che la pellicola è finita). Il rullo 120 invece non richiede riavvolgimento: semplicemente, una volta che la pellicola è stata esposta, si trova avvolta sull'altro rullo, ed è quest'ultimo che viene consegnato al laboratorio di sviluppo. Naturalmente anche alla seconda estremità è presente l'esca di carta protettiva, e una linguetta adesiva da leccare (tipo francobollo) che impedisce alla pellicola di srotolarsi.

Film 8 mm Kodak
Passiamo alla pellicola cine: il rullo più piccolo è quello che si carica nella cinepresa: 7.5 m di pellicola "doppio 8", cioè alta 16 mm, da esporre due volte, prima in un senso e poi nell'altro (guarda una figura esplicativa). Una volta esposto il film, lo si inviava alla Kodak - direttamente o più comodamente attraverso un fotolaboratorio - nella tipica busta gialla. La stessa busta ritornava con dentro il film sviluppato e tagliato longitudinalmente, in modo da avere 15 m di pellicola normale, pronta per la proiezione.

Film 8 mm Ferrania
La Ferrania, negli anni '60, utilizzava un confezionamento un po' più raffinato. Questo esemplare l'ho trovato al consueto mercatino, ed è stato trattato nel settembre 1962. La pellicola veniva venduta nella scatola di sinistra. Il fotografo utilizzava quella stessa scatola per spedire il film impressionato alla Ferrania (Via Ferrini 10, Milano), scrivendo anche il proprio indirizzo nel riquadro più a sinistra. La Ferrania, sviluppato il film, lo rispediva al mittente utilizzando un secondo involucro esterno, dotato di una finestrella, attraverso la quale rimaneva visibile proprio l'indirizzo del destinatario.

A titolo di curiosità, 47 anni dopo, i colori del film (una gita al mare di una famiglia di Pistoia) non sono certo quelli di una Kodachrome, ma si possono considerare più che ragionevoli.

Bobine 8 mm
Ancora la bobina Doppio 8, a confronto con le bobine sviluppate da 15 m. La pellicola bianca è la "coda" protettiva che Kodak ha sempre aggiunto alle proprie pellicole sviluppate (e che mancava invece al film Ferrania della foto precedente).

Si vede bene la differenza tra le perforazioni 8 mm e Super 8. L'8 mm prevedeva anche un foro centrale della bobina più piccolo (vedi foto seguente), ma la Andec Filmtechnik che ha sviluppato questo film nel 2007 me lo ha restituito per semplicità su una bobina Super 8.

Va sottolineato che il rullo Doppio 8 è uno di scarto (quello che ho trovato nella Bencini): nell'utilizzo reale, il rullo doveva sempre essere assolutamente protetto dalla luce! Per questo veniva venduto racchiuso in una scatoletta cilindrica, con una fascetta di carta che impediva che le spire di pellicola si allentassero. Con un po' di abilità era comunque possibile caricare la cinepresa anche all'aperto, srotolando il minor quantitativo possibile di pellicola, ma sempre con la massima attenzione!

Infine il codice numerico perforato sul film indica il tipo di pellicola. Alcuni lettori ricorderanno che la proiezione dei film 8 mm iniziava e si concludeva sempre con una sequenza di "pallini bianchi" in rapida successione. Erano il numero progressivo del trattamento, perforato sulla pellicola e utilizzato per poterla abbinare correttamente alla sua busta e quindi rispedirla al fotografo.

Bobine 8 mm
La diapositiva 24x36 (lato del telaio di 5 cm) dà un'idea delle dimensioni delle bobine cine. Si vede bene la differenza tra il foro centrale originale dell'8 mm e quello più grande introdotto nel 1965 per il Super 8, evidentemente pensato per gli utenti "distratti", che non fossero in grado di distinguere il formato guardando le perforazioni!

Un film 8 mm da 15 m dura in proiezione circa 4 minuti e mezzo, il Super 8 dura 3 minuti e 20 secondi, a causa del fotogramma più grande e anche del fatto che un caricatore Super 8 contiene esattamente 15.2 m (50 feet), mentre con l'8 mm, caricando l'apparecchio al buio, era facile non sprecare le esche iniziali e finali, ottenendo oltre 18 m di film; ricordiamo infatti che la lunghezza standard del rullo Doppio 8 era di 10 m, cioè 7.5 più due esche da 1.25 m ciascuna.

Bobine 8 mm
Le bobine 8 mm (e Super 8), oltre che nella lunghezza standard di 15 m, utilizzata da tutte le cineprese, esistevano anche da 60 e 120 m (e meno diffusamente da 180).

Pur tutte funzionalmente simili, mostravano una piacevole "varietà stilistica" nelle forme realizzative. La maggior parte era stampata in plastica, come quella americana della Castle Films a sinistra e quella francese della Film Office a destra.

Prima dell'avvento della plastica, erano ovviamente in metallo, analoghe a quelle ben più grandi del cinema professionale in 35 mm: due lamiere metalliche tranciate erano tenute assieme al cerchio centrale, mediante dentini ribattuti. Il cilindretto blu era uno dei tanti sistemi utilizzati per facilitare l'"ancoraggio" del film alla bobina, in modo da garantire facilmente il riavvolgimento della pellicola, una volta ultimata la proiezione.

Una bobina da 60 m aveva una durata di proiezione variabile tra gli 8 minuti di un Super 8 sonoro a 24 fotogrammi/secondo (velocità standard del cinema sonoro professionale) ai circa 16 minuti di un 8 mm muto a 18 fotogrammi/secondo (velocità standard delle cineprese amatoriali). La differenza, oltre ovviamente alla velocità e alla già richiamata dimensione del fotogramma, era dovuta anche al fatto che la pista magnetica del sonoro aveva il suo spessore, e quindi una bobina da 60 m "teorici" in realtà ospitava una lunghezza un po' minore di film con pista magnetica.

 

Giuntatrice 3M (1970 circa)
3M splicer for 8 mm film (around 1970). It is used to splice movie films, by means of adhesive tape.

Rifilatura della pellicola
Come prima cosa occorre rifilare gli estremi dei due spezzoni di pellicola, utilizzando la taglierina sulla destra. La pellicola è trattenuta da una fila di dentini che si impegnano nelle perforazioni. La stessa giuntatrice esisteva identica anche per il formato Super 8, in cui cambiava ovviamente il passo dei dentini e la dimensione delle perforazioni.

First, each film tail is trimmed, using the rightmost blade.

Giunta
I due spezzoni rifilati vengono messi in posizione, con il punto da giuntare esattamente al centro. Si stende poi il nastro adesivo, lo si fa aderire, e si abbassa la taglierina, che taglia il nastro adesivo e incide le perforazioni nel nastro stesso (l'asta in mezzo serve solo per trattenere meglio la pellicola).

Then, adhesive tape is pressed against the two film tails. The trimmer (taglierina) trims the tape and cuts the perforations on it.

Ripiegatura del nastro adesivo
A questo punto, bisogna staccare delicatamente la pellicola dai dentini e ripiegare il pezzo di nastro adesivo sporgente, in modo da dare robustezza alla giunta, cercando ovviamente di evitare troppe ditate sulla pellicola!

Si noti che l'eventuale pista magnetica della colonna sonora rimane correttamente scoperta dal nastro (in foto sarebbe sul lato posteriore in basso, dalla parte delle perforazioni). Nella versione Super 8, in cui la pista magnetica è dal lato opposto rispetto alle perforazioni, il nastro viene disposto in modo che venga ripiegato dal lato delle perforazioni.

Finally the user has to carefully fold up the tape around the film.

 


La preistoria dei DVD: i film commerciali a passo ridotto

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Usare una cinepresa oggi


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