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«Mucca» a Monza.  La stazione di Monza, al pari di molte altre stazioni italiane, era dotata in origine di una bella tettoia metallica. Tuttavia fotografie o cartoline che la ritraggono con la tettoia sembrano del tutto introvabili. Viene dunque spontaneo fare ricorso alla pittura per immaginarsi la Monza di inizio secolo. Sul secondo binario, dalla linea di Como, è in arrivo la locomotiva a vapore 6715 (poi 670.015), costruita da Borsig a Berlino nel 1902, per la allora Rete Adriatica, dove era numerata 5015. Le 670 erano un Gruppo inconsueto, con rodiggio C2', cabina anteriore chiusa, carboniera a lato della caldaia e tender a botte. Progettate a Firenze da Giuseppe Zara, furono le prime macchine a doppia espansione della Rete Adriatica. Erano soprannominate "Mucche" e nessun esemplare è sopravvissuto.

I binari della linea di Lecco, sulla destra, dal giugno 1914 sono elettrificati a corrente alternata trifase, ultima propaggine meridionale della rete valtellinese, su cui si sperimentò questo sistema di trazione a partire dal 1902. A trolley abbassati è in sosta una delle sedici locomotive E.330 (Westinghouse e Breda/Westinghouse, 1911-14), allora nuove e all'avanguardia. Proprio la presenza di questa locomotiva e la numerazione originaria della 670 collocano la scena a metà degli anni '10. La E.330.008 è sopravvissuta ed è esposta al Museo della Scienza e Tecnologia di Milano.

Quadri di Francesco Dall'Armi - «Mucca» a Monza.

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