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Quadri di Francesco Dall'Armi

Milano Sempione.  La nostra antologia comincia nello scalo di Milano Sempione, lungo la "cintura ovest" della rete milanese, scomparsa nel 1931 con l'attivazione dei nuovi impianti ferroviari (tra cui la nuova Stazione Centrale). In una lucente giornata di sole e neve, l'autore ha immaginato la presenza della locomotiva 5543 (poi 552.023), una ex Rete Adriatica del 1899, e, a destra, una più singolare Gruppo 380, appartenente a un lotto di 50 unità costruite in Gran Bretagna nel 1870-1874 per la Midland Railway e acquisite di seconda mano dalle FS nel 1905. Ovviamente, pur nel rispetto della coerenza storica e geografica, nei dipinti c'è sempre qualche licenza artistica: ad esempio, è di fantasia che a fianco della rimessa ci passasse il tram, in questo caso una gialla Edison. I finestrini frontali del tram, aggiunti a partire dal 1904 e il piccolo disco bianco con la numerazione linee, introdotta nel 1910, insieme alla classificazione delle locomotive a quattro cifre collocano la scena nella prima metà degli anni '10.
Quadri di Francesco Dall'Armi - Milano Sempione.

 

Nuovo! "Silvia" RM 1731.  La prima locomotiva del gruppo 1700 della Rete Mediterranea entrò in servizio nel 1889, e ad essa seguì la costruzione di altre 30 unità. Progettate direttamente dagli ingegneri RM nell'Ufficio d'Arte di Torino, erano macchine destinate ai treni più veloci, grazie alle grandi ruote motrici di 2,10 m di diametro che consentivano di viaggiare a 100 km/h (anche se probabilmente nessuna linea ferroviaria italiana del tempo permetteva tale velocità). Come tutte le locomotive della Rete Mediterranea, erano colorate in verde e portavano un nome proprio: le 1700, in particolare, avevano nomi di famose donne dell'antichità. La 1731 "Silvia" (Ansaldo, 1900), ultima unità del gruppo, è ritratta in deposito, con il tender carico e pronta per correre.

Dal 1905, sotto le FS, le 1700 RM acquisirono la tradizionale livrea nera e furono classificate nel gruppo 560. Rimasero in attività fino alla metà degli anni '20: purtroppo nessuna di queste eleganti macchine è giunta fino a noi.

Quadri di Francesco Dall'Armi -

Riportiamo anche i 31 nomi femminili di tutto il Gruppo (fonte: Riccardi, Sartori, Grillo, "Locomotive a vapore in Italia"):

  • RM 1701 - Giovanna D'Arco
  • RM 1702 - Maria Stuarda
  • RM 1703 - Elisabetta
  • RM 1704 - Caterina di Russia
  • RM 1705 - Cristina di Svezia
  • RM 1706 - Cornelia
  • RM 1707 - Porzia
  • RM 1708 - Calpurnia
  • RM 1709 - Veturia
  • RM 1710 - Antonia
  • RM 1711 - Pompeia
  • RM 1712 - Pia Tolomei
  • RM 1713 - E. d'Este
  • RM 1714 - Anna Bolena
  • RM 1715 - Maria Teresa
  • RM 1716 - Maria Antonietta
  • RM 1717 - Charlotte Corday
  • RM 1718 - Luisa Miller
  • RM 1719 - Beatrice Portinari
  • RM 1720 - L. di Nores
  • RM 1721 - Giuditta
  • RM 1722 - D. Saluzzo
  • RM 1723 - Berenice
  • RM 1724 - Clelia
  • RM 1725 - Santippe
  • RM 1726 - Marozia
  • RM 1727 - Ottavia
  • RM 1728 - Domizia
  • RM 1729 - Flavia
  • RM 1730 - Livia
  • RM 1731 - Silvia

 

«Mucca» a Monza.  La stazione di Monza, al pari di molte altre stazioni italiane, era dotata in origine di una bella tettoia metallica. Tuttavia fotografie o cartoline che la ritraggono con la tettoia sembrano del tutto introvabili. Viene dunque spontaneo fare ricorso alla pittura per immaginarsi la Monza di inizio secolo. Sul secondo binario, dalla linea di Como, è in arrivo la locomotiva a vapore 6715 (poi 670.015), costruita da Borsig a Berlino nel 1902, per la allora Rete Adriatica, dove era numerata 5015. Le 670 erano un Gruppo inconsueto, con rodiggio C2', cabina anteriore chiusa, carboniera a lato della caldaia e tender a botte. Progettate a Firenze da Giuseppe Zara, furono le prime macchine a doppia espansione della Rete Adriatica. Erano soprannominate "Mucche" e nessun esemplare è sopravvissuto.

I binari della linea di Lecco, sulla destra, dal giugno 1914 sono elettrificati a corrente alternata trifase, ultima propaggine meridionale della rete valtellinese, su cui si sperimentò questo sistema di trazione a partire dal 1902. A trolley abbassati è in sosta una delle sedici locomotive E.330 (Westinghouse e Breda/Westinghouse, 1911-14), allora nuove e all'avanguardia. Proprio la presenza di questa locomotiva e la numerazione originaria della 670 collocano la scena a metà degli anni '10. La E.330.008 è sopravvissuta ed è esposta al Museo della Scienza e Tecnologia di Milano.

Quadri di Francesco Dall'Armi - «Mucca» a Monza.

 

L'alba del trifase.  Nel 1902 venne inaugurata l’elettrificazione in corrente alternata trifase (3600 V) delle linee Lecco-Sondrio e Colico-Chiavenna. Furono le prime ferrovie ad alta tensione al mondo. Il progetto dell’intera infrastruttura era frutto della mente geniale dell’ingegnere ungherese Kálmán Kandó, il quale progettò anche i mezzi di trazione (10 elettromotrici per servizio viaggiatori e 2 locomotive per treni merci), la cui costruzione venne affidata alla Ganz di Budapest. A buon diritto, quindi, le due piccole motrici della serie RA 34 devono essere considerate in assoluto le prime locomotive elettriche ad alta tensione. Si trattava di mezzi snodati a 4 motori e 4 assi, che potevano viaggiare ad una sola velocità prestabilita, 33 km/h (alla frequenza originale di 15 Hz), adatta ai servizi che erano chiamate a svolgere: la trasmissione del moto avveniva attraverso un complesso sistema di bielle articolate interne, è questo un caso unico di locomotiva trifase priva di bielle esterne.

Questo dipinto rappresenta una scena ambientata dalle parti di Dervio, sul Lago di Como, prima del 1905, anno in cui la RA (Rete Adriatica) confluì nelle neonate Ferrovie dello Stato, con conseguente cambio di numerazione dei rotabili. La presenza in cabina di altre persone oltre ai macchinisti (ispettori, ingegneri, tecnici, o forse lo stesso Kandó) fa pensare a una corsa prova, magari precedente l’inaugurazione. Fortunatamente, data la notevole importanza storica, una di queste macchine è giunta fino a noi, e conservata al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, con la numerazione definitiva FS E.430.001.

Quadri di Francesco Dall'Armi - L'alba del trifase.

 

Il tram al Regio Parco di Monza.  Due vetture ad "imperiale" della società Edison corrono lungo il recinto del Regio Parco di Monza in una splendida giornata autunnale dei primi anni del secolo. Sulla sinistra si nota il binario della tranvia a vapore per Carate, della società Lombardy (The Lombardy Road Railway Company) rimasto in esercizio fino al 1932. Nel 1900 la Edison costruì nelle proprie officine sociali 10 motrici ad imperiale appositamente ideate per la linea tranviaria interurbana Milano-Monza, dotandole di 10 rimorchi quasi identici, ma che si differenziavano da queste in quanto erano realizzati con un solo vestibolo d’entrata centrale con porte a cancelletto anziché d’estremità come sulle elettromotrici.

L'autore si è ispirato a una celebre cartolina ma ha poi animato la scena con personaggi legati alla belle epoque: in particolare l'uomo con la bici è una guardia del Parco con la sua regolare divisa, e non mancano i bambini, che senza dubbio si fiondavano al piano superiore. Anche se quando l'elettrificazione è stata inaugurata si era da poco compiuto il regicidio, che aveva avuto un inevitabile impatto sulla fama del Parco, la gita "fuori porta in tram" era molto ambita dai milanesi, tanto che c'è una copertina della Domenica del Corriere con il tram preso d'assalto in piazza Duomo a Milano.

Quadri di Francesco Dall'Armi - Il tram al Regio Parco di  Monza.

 

Vapore in Riviera.  La Riviera di Ponente senza i fili dell'elettrificazione trifase (attivata nel 1931) è un mondo poco esplorato: vederla addirittura a colori sembra un sogno magico e sorprendente. La 640.041, ancora con numerazione a cinque cifre e tre fanali, transita ai piedi del celebre borgo di Cervo, dominato dalla parrocchiale di San Giovanni Battista. Siamo negli anni '10 e le locomotive 640, realizzate in 169 esemplari nel 1907-1911, sono la versione a semplice espansione e vapore surriscaldato delle 630, di pochi anni precedenti. L'adozione del surriscaldamento, nel primo decennio del '900, aveva infatti reso conveniente l'abbandono della doppia espansione, con beneficio di semplicità costruttiva.

Le 640, allora moderne e veloci, con i loro 100 km/h, erano utilizzate in Riviera per i principali treni viaggiatori; a partire dal 1914 sostituivano a Savona le trifasi E.330, che sfruttavano l'elettrificazione appena attivata tra Genova e Savona. Oggi il mare a destra non si vede più (e in realtà non ci sono nemmeno più i binari, dopo la dismissione della litoranea nel 2016) ma negli anni '10 è realistico immaginare che nessuna costruzione ne impedisse la vista.

Quadri di Francesco Dall'Armi - Vapore in Riviera.

 

Vecchia Centrale.  Una locomotiva importante per una stazione celeberrima, giunta al suo ultimo decennio di vita. La 690.021 parte dalla vecchia Milano Centrale nei primissimi anni '20. La tettoia metallica venne infatti demolita nel 1923, e, come noto, l'intera stazione venne dismessa nel 1931 (e demolita poco dopo), nel quadro della riorganizzazione del nodo di Milano. Il fabbricato a destra non è il fronte principale della stazione lato città (attuale piazza della Repubblica) ma l'edificio per uffici sul fronte nord. Il treno è dunque in partenza verso est, cioè per Genova, Bologna o Venezia. Le carrozze Centoporte a destra sono in sosta su uno dei due binari tronchi aggiunti negli anni per aumentare la capacità della stazione, dato che i binari passanti erano appena sei, di cui solo quattro con marciapiede. Per lo stesso motivo, all'estremo opposto vennero aggiunti dal lato sud altri binari tronchi (mappa)che, con la dismissione di Milano Centrale, diventarono la nuova stazione di Porta Nuova o delle Varesine (dato che vi partivano i servizi per Varese, a terza rotaia fino al 1951). A sua volta Porta Nuova fu dismessa con la realizzazione dell'attuale Porta Garibaldi.

Le 690 erano grandi locomotive "Pacific" - cioè di rodiggio 2'C1 - realizzate in 33 esemplari nel 1911-14. Penalizzate dall'elevato carico assiale, che ne limitava la circolazione alle linee principali, e da prestazioni non del tutto soddisfacenti, le 690 vennero rimaneggiate già al principio degli anni '30, ottenendo il nuovo Gruppo 691; ora con buone prestazioni, le 691 rimasero in servizio soprattutto sulla Milano-Venezia fino alla sua elettrificazione (1957).

L'autore tiene a precisare che questa inquadratura, ancorché interpretata, è ricavata da una celebre fotografia dello stesso soggetto.

Quadri di Francesco Dall'Armi - Vecchia Centrale.

 

Merci in transito.  Le locomotive del Gruppo 421 erano 48 macchine di costruzione prussiana (ex gruppo G7), pervenute in Italia nel 1919 in conto danni di guerra. Le ferrovie prussiane ne avevano costruite oltre 2600 unità nell'arco di oltre vent'anni (la prima era del 1892): da ciò si può capire l'affidabilità del progetto. Si trattava di macchine di rodiggio D, cioè a 4 assi motori accoppiati, adatte ai treni merci, che presso le Ferrovie dello Stato rimasero in servizio sino all'inizio della seconda guerra mondiale. Nel 1920 erano assegnate al deposito di Milano Lambrate, ed è quindi logico immaginarne una a Melzo, lungo la linea per Venezia. L'unità 013 (in origine Magdeburg 4455) appartiene alla serie ex G7.1 a vapore saturo, ma il Gruppo includeva anche macchine ex G7.2 che sfruttavano la tecnica, allora nuova, del vapore surriscaldato.
Quadri di Francesco Dall'Armi - Merci in transito.

 

Il ponte del Molinetto presso Peregallo.  Siamo sulla Monza-Molteno-Oggiono, linea nata come ferrovia in concessione e confluita nelle FS solo al principio degli anni '50. Il luogo, dove la linea attraversa il fiume Lambro, tra Villasanta e Biassono, nel paesaggio ameno della Brianza autunnale, è rimasto sostanzialmente immutato fino ad oggi. La locomotiva n. 23 della MMO è una delle tre unità provenienti dal Gruppo 251-262 delle Ferrovie Nord Milano. In particolare questo esemplare, già n. 261 "Carate" delle FNM, era stato costruito dalla Henschel nel 1906 e ceduto alla MMO nel 1936. Si trattava di macchine per treni passeggeri, di rodiggio 2'B, e l'unità gemella n. 22 è oggi conservata a Pietrarsa. Anche le carrozze, di cui la prima con vestiboli centrali, erano tipiche della MMO. Con il passaggio alle FS nel 1954, le tre locomotive, già accantonate, vennero classificate nell'effimero gruppo 850 ma il servizio passò alle automotrici, dapprima ALn 556 e poi ALn 668.
Quadri di Francesco Dall'Armi - Il ponte del Molinetto presso Peregallo.

 

Raccordo industriale.  Ancora la neve è protagonista di questo quadro, in cui una 735 manovra una lunga fila di carri dentro un raccordo. Sulla sinistra un secondo treno merci ha superato il segnala di avviso ad ala (giallo), che annuncia la via impedita del successivo segnale di protezione (rosso), presso il quale si sta fermando la locomotiva. Le 735 erano macchine di costruzione americana, realizzate in 393 esemplari nel 1917-1919, sull'impostazione delle classiche 740 FS, per sopperire alla carenza di mezzi legata alla Grande Guerra.
Quadri di Francesco Dall'Armi - Raccordo industriale.

 

746 in Adriatica.  Ci portiamo sulla Bologna-Bari, dove, prima dell'elettrificazione (1957-59), erano protagoniste le grandi locomotive del Gruppo 746. In questo caso è raffigurata un'unità con distribuzione Caprotti e siamo a sud di Ancona, dato che in fondo si distingue il Monte Conero.
Quadri di Francesco Dall'Armi - 746 in Adriatica.

 

Nelle Langhe.  La prima neve autunnale accompagna il transito di una locomotiva 743 con preriscaldatori Franco-Crosti, caratterizzata dai due fumaioli simmetrici sui fianchi della caldaia.
Quadri di Francesco Dall'Armi - Nelle Langhe.

 

In attesa dell'incrocio.  L'altro Gruppo di locomotive a vapore trasformate con il sistema Franco-Crosti è rappresentato dalle 741, con un unico preriscaldatore sotto la caldaia, e dunque un fumaiolo singolo in posizione laterale. In una notte invernale di luna piena, una 741 attende il treno incrociante lungo la linea della Val Pusteria, tipica di queste macchine fino ai primi anni '70.
Quadri di Francesco Dall'Armi - In attesa dell'incrocio.

 

Val Gardena.  Il paesaggio alpestre più ameno e solare, ma chiuso all'orizzonte dalle vette delle Dolomiti, fa da scenario al transito dell'indimenticabile treno della Val Gardena. La ferrovia a scartamento ridotto Chiusa-Plan, realizzata in terra austriaca durante la prima guerra mondiale, diventò la più elevata della rete FS, salendo fino ai 1590 m del capolinea, poco oltre Selva. Le 7 locomotive R.410 erano una costruzione Krauss a quattro assi, con sistema di articolazione Klien-Lindner, che favoriva la marcia sulle tortuose rampe della valle. La linea venne chiusa nel 1960 e la R.410.004 è oggi esposta come monumento a Ortisei (tutto il racconto).
Quadri di Francesco Dall'Armi - Val Gardena.

 

Direttissimo Venezia - Milano.  Le locomotive 685 della serie 500 provengono dalla trasformazione delle 680, attraverso l'applicazione di surriscaldatore del vapore e del distributore a valvole sistema Caprotti. Queste modifiche produssero negli anni '20 una locomotiva che può essere considerata la punta di diamante della trazione a vapore in Italia. L'unità raffigurata sviluppa tutta la sua potenza alla testa di un treno veloce sulla linea Milano-Venezia, prima dell'elettrificazione inaugurata nel 1957. L'immagine è ambientata nel secondo dopoguerra: l'estetica della macchina riflette una scarsa manutenzione, legata alla difficile situazione a cui le ferrovie furono sottoposte nel conflitto.
Quadri di Francesco Dall'Armi - Direttissimo Venezia - Milano.

 

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